I NOSTRI EVENTI : la diffusione delle conoscenze è il miglior antidoto contro tutte le forme di dispotismo.

#25xTutti, Salerno 2017 con Nicola Rossi, Roberto De Luca, Michele Capano e Antonluca Cuoco

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Salerno 2017, Viva l’Europa, Viva. Davide Giacalone, Florindo Rubettino, Andrea Prete, Antonluca Cuoco

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Salerno 2017. Italia al bivio: maggioritario, collegi, proporzionale, preferenze.
Domenico Campeglia, Vittorio Acocella, Michele Capano, Piercamillo Falasca, Antonluca Cuoco

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Cava dè Tirreni, Salerno 2016. Incontro con José Piñera

Cava dè Tirreni, Salerno 2016: La Lista della Spesa & Il Macigno. Carlo Cottarelli, Domenico Campeglia, Ivo Allegro, Vincenzo Servalli, Giovanni Cuofano, Antonluca Cuoco

Salerno 2016, Europa 2016: le 4 libertà fondamentali a rischio. Flavia Palazzi, Sarah Meraviglia, Eva Giovannini (in collegamento), Stefania De Martino, Antonluca Cuoco

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Salerno 2016, Viviamo in un mondo di Bufale? Conoscerle per Vaccinarsi (conviene) con Patrizio Smiraglio, Eduardo Scotti, Francesco Pannullo e Antonluca Cuoco.

 

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Stella Cilento, Salerno 2016. “Carlo Pisacane: Lettere al fratello borbonico”: Carmine Pinto, Ernesto Maria Pisacane, Silvia Sonetti, Florindo Rubettino, Marco Plutino Antonluca Cuoco

 

Salerno 2016, I beni comuni oltre i luoghi comuni. Carlo Lottieri, Luigi Caramiello, Antonluca Cuoco.

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Salerno, 2015. Pensioni: il più grande furto intergenerazionale d’Italia con Riccardo Puglisi, Maurizio Sarti, Angelo Giubileo, Antonluca Cuoco.

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Salerno 2015. Stato e Criminalità: un rapporto non sempre dicotomico. con Vincenzo Olita, Marcello Ravveduto, Luigi Caramiello, Corrado Lembo, Serena Angioli, Antonluca Cuoco.

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ITALIANITA', L'ALTRO NOME DELLE PROTEZIONI DI STATO. Napoli 2013

ITALIANITA’, L’ALTRO NOME DELLE PROTEZIONI DI STATO. Napoli 2013 con Raffale Minieri, Diego Menegon, Rosa Castellano, Francesco Giunta de Giunti, Antonluca Cuoco

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“Pietre sull’Oceano. La storia di Giovanni Esposito e Joe Petrosino”, Salerno 2015 con Luca Guardabascio, Enzo Ardovini, Umberto Mucci, Carla Russo e Antonluca Cuoco

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CapiAmo il Pianeta – Italia Unita per la Scienza – Università Salerno 2015 con Federico Baglioni e Luigi Tarallo.

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Lezioni di economia nelle scuole. Salerno 2014 con Carlo Lottieri

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Lezione di economia nelle scuole, Caserta 2015. Serena Sileoni

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Lezione di economia nelle scuole, Salerno 2015. Nicola Iannello

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Dott. Ciro Amendola, direttore Gazzetta Ufficiale con Alfonso Celotto, Piero Mastroberardino, Achille Benigni, Antonluca Cuoco. Avellino 2015

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ELEGGIAMOCI IL PRESIDENTE. Salerno 2014 con Giovanni Guzzetta, Marco Plutino, Paolo Russomando, Antonluca Cuoco

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OPERAZIONE IDIGOV . Salerno 2014 con Marco Perduca, Piercamillo Falasca, Alessandro Ronga, Antonluca Cuoco

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POTERE. Salerno 2014 con Lorenzo Infatino, Nicola Iannello, Angela Imparato, Antonluca Cuoco

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Pagella Italia Aperta : PRIVATIZZARE AEROPORTO SALERNO. 2014 con Andrea Giuricin, Luca Cascone, Antonio Fasolino, Antonluca Cuoco

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LIBERTA’ DI CULTURA. Salerno 2014 con Luca Nannipieri, Giuseppe Ariano, Carmen Guarino, Antonluca Cuoco

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CONTRO LA DECRESCITA. Cava Dè Tirreni 2014 con Luca Simonetti, Domenico Campeglia, Stefano Cicalese, Antonluca Cuoco

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SMART SPENDING, OLTRE I TAGLI . Salerno 2015 con Ivo Allegro, Roberto Formato, Rosamaria Bitetti, Gianluigi Cassandra, Fabrizio Murino, Antonluca Cuoco

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La Bufala è Servita – Tra tra scienza e pseudoscienza. Cava dè Tirreni 2014. Carmine Capacchione, Domenico Campeglia, Antonluca Cuoco.

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Venticinque% per tutti – Un sistema fiscale più semplice, più efficiente, più equo

La necessità di riforma fiscale per rendere il nostro sistema più semplice ed efficiente, anima da anni il dibattito pubblico italiano.

Il sistema fiscale italiano costituisce infatti un freno non più sostenibile per l’economia del paese per la sua straordinaria complessità, per il suo peso eccessivo, per la sua strutturale inefficienza e, come se non bastasse, per la sua limitata portata redistributiva.

L’Istituto Bruno Leoni ha elaborato una proposta di riforma così sintetizzabile: una sola aliquota – pari al 25% – per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (IRPEF, IRES, IVA, sostitutiva sui redditi da attività finanziarie);
l’abolizione dell’IRAP e dell’IMU; l’introduzione di un trasferimento monetario – il “minimo vitale” – differenziato geograficamente e la ridefinizione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici (ed in particolare della sanità) mantenendo fermo il principio della gratuità del servizio per la gran parte dei cittadini ma imputandone, ai soli cittadini più abbienti, il costo (in termini assicurativi) e garantendo loro contestualmente il diritto di rivolgersi al mercato (opting out).

Di tutto questo di dibatterà a Salerno, il 22 settembre presso il salone Bottiglieri di Palazzo Sant’Agostino con Nicola Rossi, dell’Istituto Bruno Leoni, Roberto De Luca, assessore al bilancio del comune di Salerno, Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani ed Antonluca Cuoco, collaboratore de “il Denaro” e “Strade OnLine” ad introdurre e moderare l’incontro.

Ancora di questo si parlerà ad Avellino, il 30 settembre presso la Sala del circolo della stampa, con Dario Stevanato della Università di Trieste, Luciano Capone de “Il Foglio”,
Antonluca Cuoco e Achille Benigni della Camera degli Avvocati Tributaristi di Avellino ad introdurre e moderare.

Viva l’Europa, Viva

Europei si nacque. Europeisti si era. Antieuropeisti o euroscettici lo si è diventati. Europeisti lo eravamo per normalità, molto anche per retorica, certo.

Antieuropeisti lo si è diventati dopo avere goduto dei benefici dell’integrazione,  quando i molti errori commessi e l’affermarsi dei vincoli parametrali hanno consentito di operare la più fantastica delle falsificazioni: i conti dissestati, la spesa pubblica improduttiva, il debito stellare, la connessa demoniaca pressione fiscale, non erano più conseguenza delle scelte i che si erano fatte, del diffondersi dell’assistenzialismo, delle reclamate elemosine di Stato, dei contrasti al dispiegarsi del libero mercato e della tenace difesa delle rendite di posizione, ma erano tutte colpe dell’Europa.

Ciliegiona sulla torta: la viltà delle classi dirigenti, politica e non solo, che anziché assumersi il compito di richiamare alla ragionevolezza e all’ordine hanno provato a scaricare il peso delle cose dovute su un’entità astratta e prevalente: ce lo chiede l’Europa.

Ne parliamo venerdì 3 Marzo c/o libreria Mondadori di Salerno con Davide Giacalone, Florindo Rubettino, Andrea Prete e Antonluca Cuoco.

 

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Viviamo in un mondo di bufale? Conoscerle per Vaccinarsi

Viviamo in un mondo di Bufale? Conoscerle per Vaccinarsi (conviene).

Ne parliamo venerdì 11 Novembre a Salerno con Patrizio Smiraglio e Davide Paolino (tra gli autori di Lercio), Eduardo Scotti (La Repubblica), Francesco Pannullo (contributor Ninja Marketing) e Antonluca Cuoco (contributor Il Denaro e Strade On line).

Racconteremo della storia di Lercio, un collettivo di persone che sceglie di rifiutare la retorica dominante e di cominciare una lotta senza quartiere alle formule preconfezionate e alla pigrizia intellettuale di tanto giornalismo dei nostri tempi. Tempi in cui tutto è arena mediatica ed in cui dilagano le bufale, di ogni genere e natura, tante con lo scopo di guadagnare grazie ai click delle pagine internet visualizzate.
Dalla grande truffa dell’allunaggio, alla terra piatta e le scie chimiche, dall’11 settembre voluto dalla Cia, fino alla riduzione della magnitudo dei terremoti per contenere i rimborsi. È lunga la serie delle bufale che circolano, molte sui canali online.
 «Bilderberg», per esempio, è una ‘parolaccia’ molto trasversale a destra come a sinistra, usata dalle schiere di cospirazionisti per indicare il centro mondiale di tutti i complotti così come la fondamentale lotta al signoraggio che unisce certi siti web, noti campioni di bufale. E viviamo nel mondo dove esiste pure il complottismo sui vaccini (da evitare per non ammalarsi), narrando di case farmaceutiche che ne propagano la necessità.
Bufale, bufale dappertutto, insomma, nel paese europeo col record assoluto di ignoranza funzionale. L’Italia è infatti al primo posto per scarse competenze alfabetiche e matematiche, in sostanza per quelle facoltà ritenute essenziali per la crescita individuale e della società (Fonte: Ocse e Parlamento Europeo, Piaac). Le competenze, non a caso, sono un driver fondamentale di crescita economica, prosperità e benessere sociale.

Intanto il giornalismo — non solo in Italia — sta attraversando una crisi strutturale: la quasi totalità dei media ha costi di gestione più alti dei ricavi, i conti sono quasi tutti in rosso e la grande domanda, ancora senza una risposta definitiva e credibile, è sempre la stessa: come rendere la produzione di contenuti online economicamente sostenibile?

Anche di questo parleremo l’11 Novembre alle 18.15 c/o Libreria Guida Salerno Imaginesbook.

 

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Carlo Pisacane: Lettere al fratello borbonico

 

Carlo Pisacane fu l’eroe romantico per eccellenza. Dopo una lunga serie di avventure tra l’Europa e l’Africa diventò un militante di primo piano della rivoluzione risorgimentale e poi per convinta scelta un martire italiano.
Filippo Pisacane fu un fedele sostenitore della dinastia borbonica, ma anche un leale amico della famiglia del re, disponibile a condividere con i reduci della vecchia patria napoletana, la resistenza all’Unificazione scegliendo prima il nostalgico esilio a Roma e poi il ritiro in Francia.

I Pisacane, dunque, incarnarono scelte di campo opposte nella battaglia politica meridionale e italiana, senza rinunciare, però, a una profonda solidarietà familiare.

I documenti presentati nel volume consentono di esplorare questo singolare sdoppiamento che nasce, cresce e si evolve in un frammento del lungo conflitto civile meridionale.

Venerdì 29 Luglio, alle 19.00, ne parliamo c/o la Castello Vassallo di Stella Cilento (Salerno) con gli autori: Carmine Pinto, Ernesto Maria Pisacane, Silvia Sonetti e gli interventi di Florindo Rubettino (editore), Marco Plutino (prof. Diritto costituzionale) e Antonluca Cuoco (il Denaro & Strade Online).

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Pensioni: una riforma Piñera per sopravvivere

Quando si parla di pensioni c’è la vicenda di un paese sempre da studiare: il Cile.
Questo paese all’inizio degli anni Ottanta è riuscito a trasformare in senso liberale quel sistema pensionistico che tante legittime preoccupazioni suscita in Europa e soprattutto in Italia. E vi è riuscito puntando sul principio della libertà di scelta, consentendo ai cileni d’investire nel loro futuro: Josè Piñera ha traghettato l’economia del paese latino-americano da una previdenza pubblica ad una privata e concorrenziale, e in tal modo ha permesso pure a rilevanti risorse di essere a disposizione dell’economia produttiva.

Grazie a quella scelta coraggiosa, nel Cile di oggi vi sono milioni di lavoratori-capitalisti che possono guardare con ottimismo al futuro, poiché la loro pretesa di disporre di un vitalizio poggia su risorse effettivamente accantonate e investite.
Un altro effetto rilevante della riforma è stato quello di abbassare notevolmente il costo del lavoro, consentendo all’economia di crescere a ritmi impetuosi.

In sostanza, Piñera ha mostrato come la libertà di scelta produca buoni frutti, mentre la statizzazione del sistema previdenziale produce fatalmente irresponsabilità, sprechi e parassitismi.
José Piñera, ex ministro del lavoro in Cile, è ora Senior Fellow del Cato Institute di Washington, Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni e Presidente dell’International Center for Pension Reform.

José Piñera sarà ospite a Cava de’ Tirreni (SA) venerdì 17 giugno, ore 18.30, presso il Complesso Monumentale di Santa Maria del Rifugio (Piazza Nicotera, 6). 

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La Lista della (troppa) Spesa & il Macigno sull’Italia

 

Il dramma italiano ha un nome preciso: debito colossale e mancanza di crescita, poca creazione di ricchezza, bassa produttività e innovazione, poche opportunità offerte e premiate per merito.
Il settore pubblico italiano, con le sue prestazioni, è attualmente un freno allo sviluppo perché drena risorse ingenti e incide in negativo sulle performance dei processi economici pregiudicando la competitività e l’attrattività nazionale.

L’economia italiana paga i decenni d’indebitamento dello Stato italiano, con una politica fiscale che ha speso più di quanto tassava, drogando temporaneamente la crescita con una spesa pubblica eccessiva, e con investimenti pubblici che non hanno lasciato traccia di maggiore crescita.
Il livello di spesa pubblica appropriato dipende anche da quanto un paese si può permettere.

Martedì 17 Maggio, ore 16.30, presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo di Città di Cava dè Tirreni (Salerno), ospitiamo Carlo Cottarelli (Ex Commissario di Governo per la Spending Review e Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale) e presentiamo i suoi due volumi (“La lista della Spesa” e “Il Macigno”) necessari per orientarsi non solo nei meandri del bilancio statale, ma anche nell’inteccio tra il processo di formazione delle spesa e la politica, cioè i gruppi di pressione che decidono quando e come operare, a favore di chi e con quali strumenti.

Saluteranno i sindaci di Cava dè Tirreni, Agropoli e Nocera Superiore (Vincenzo Seravalli, Franco Alfieri e Giovanni Maria Cuofano); introducono Antonluca Cuoco (collaboratore de Il Denaro e Strade OnLine) e Ivo Allegro (partner di Iniziativa) e modera Domenico Campeglia (AffariPubblici.org).

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Europa 2016: le 4 libertà fondamentali a rischio?

Una stima del Fondo monetario internazionale quando venne istituito Schengen calcolava che l’effetto positivo sull’interscambio sarebbe stato di 1-3 punti percentuali di PIL per i paesi partecipanti: ai numeri di oggi ciò equivale a circa 30-90 miliardi di euro di maggiori scambi annui grazie alla libera circolazione di merci e servizi.

Oggi stiamo assistendo a una serie di crisi epocali verso le quali la Ue ha dimostrato una totale incapacità di reazione ed il docufilm “The Great European disaster movie” offre interessanti spunti circa il quadro drammatico che viviamo.

Ne pariamo venerdì 29 Aprile alle 18.30 c/o sede Spaziodonna a Salerno (in via Quagliariello 29) con Federico Cartelli, Fabio Scacciavillani (in collegamento), Eva Giovannini, i giovani federalisti europei Flavia Palazzi e Sarah Meraviglia, Stefania de Martino e Antonluca Cuoco.

Sono quattro le libertà fondamentali, simbolo dell’integrazione comunitaria:
— la libera circolazione delle merci che prevede la soppressione delle barriere doganali e il conseguente libero trasporto delle merci tra gli Stati membri;
— la libera circolazione delle persone che ha abolito tutte le formalità doganali tra gli Stati membri a carico dei cittadini comunitari in transito e ha dato la possibilità ai lavoratori, sia essi subordinati che autonomi, di svolgere un’attività lavorativa sul territorio di qualunque Stato membro (v. Libera circolazione dei lavoratori);
— la libera prestazione dei servizi che si riferisce alla possibilità di fornire prestazioni retribuite in uno Stato membro diverso da quello di stabilimento;
— la libera circolazione dei capitali in virtù della quale si è avuta la completa liberalizzazione valutaria e l’integrazione nel settore dei servizi finanziari.

La mobilità dei lavoratori conviene a tutti: per chi si sposta e per le aziende.
E’ la ricerca dei paesi dove il merito vale più della raccomandazione. Stiamo mettendo a rischio tutto ciò?

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I Beni Comuni oltre i Luoghi Comuni

L’ideologia dei beni comuni è entrata ormai nel linguaggio accademico, politico e culturale. Intorno ad essa sono nati e cresciuti movimenti, associazioni, iniziative che si propongono di diffonderla tra la società civile e di mettere in atto pratiche ad essa ispirate, vedendovi la premessa per lo svilupparsi di rapporti sociali basati sulla condivisione, sulla solidarietà e su forme partecipate di democrazia.
Ma cosa sono i beni comuni? E in cosa si distinguono dagli altri modi di gestire i beni? Cos’ha di diverso e cosa implica una forma di solidarietà basata sul benicomunismo, rispetto alle altre forme di coordinamento sociale?
Venerdì 4 Marzo ne parliamo a Salerno presso l’Arco Catalano in via dei Mercanti 67, con Carlo Lottieri (Istituto Bruno Leoni) e Luigi Caramiello (Università Federico II di Napoli) introdotti e moderati da Antonluca Cuoco (collaboratore di Il Denaro & Strade OnLine).
La nozione di beni comuni che viene solitamente proposta manca di basi solide e coerenti ed offre contributi assai modesti alla comprensione sia dei molteplici intrecci che legano la sfera privata a quella comune.
L’ideologia dei beni comuni, accompagnata alle confuse e variegate iniziative nate intorno ad essa, si rivela come il tentativo di dare una veste seducentemente nuova a idee vecchie e a modelli assai poco originali di intervento pubblico.
L’analisi critica si estende a una serie di casi concreti di grande attualità come quelli del cibo, dell’acqua, del suolo, della città, dell’ambiente, delle conoscenze, dei beni culturali e delle comunicazioni.
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Il male antico del meridione: incolpare gli altri del suo mancato sviluppo

Ogni anno la associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno – Svimez – ci presenta il suo Rapporto sul Sud, con annessi dati e moniti di circostanza. Anche quest’anno, i numeri continuano a rappresentare un Pil negativo per il settimo anno consecutivo, un divario con il Nord ai livelli del 2000 con il 62% dei meridionali che guadagna meno di 12mila euro all’anno.

Assieme a tutto ciò è sempre bene ricordare, da parte del Sud, anche il mancato uso dei Fondi europei (12 miliardi gettati via solo tra il 2007 e il 2013), o l’uso indegno dei soldi restanti, che da decenni servono per finanziare il consenso alla politica meridionale.

Al Sud i soldi pubblici sono il problema e non la soluzione ed è davvero sorprendente chi propone ancora di risolvere la crisi del Mezzogiorno ricorrendo ai vizi che l’hanno causata. La ragione di fondo del deperimento del Mezzogiorno non sta nella mancanza di risorse o di politiche statali, ma nel suo contrario…cioè nell’uso pluridecennale dei soldi pubblici come droga.
I soldi nel Sud arrivano, vengono distribuiti nelle forme più schifosamente assistenziali e clientelari, impediscono la nascita di mercati, disabituano la gente al rischio di impresa, alla fatica e al gusto del lavoro. Ecco perché il Sud tornerà ad avere motivi di speranza solo se si libererà di questa droga.

#CaffèLiberali

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